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dragon boat in rosa cancro al seno
Sanità, Sociale

Per promuovere il moto nelle donne operate al seno nasce il progetto “Dragon Boat in Rosa”

È stato dimostrato che l’attività fisica regolare riduce il rischio di sviluppare il cancro al seno. Inoltre, un adeguato esercizio fisico migliora la tollerabilità delle terapie e riduce il rischio di recidiva dopo una diagnosi di tumore trattabile. Particolarmente efficace risulta essere l’attività sportiva svolta in gruppo, preferibilmente attraverso attività piacevoli con una lieve competizione.

Per questo, nell’ambito della campagna ‘Vivo Bene’ per supportare il Piano Regionale Prevenzione, da tempo ormai la Regione Veneto si impegna per diffondere ampiamente la pratica motoria nella prevenzione e gestione delle malattie croniche.

Una pratica sempre più popolare è il Dragon Boat, antica disciplina orientale che coinvolge squadre di vogatrici o vogatori (una decina) su imbarcazioni leggere caratterizzate dal simbolo della testa di drago sulla prua. Uno studio condotto nel 2019 presso l’Università di Padova ha confermato che questa pratica sportiva è efficace nel migliorare la qualità della vita delle pazienti oncologiche. Particolarmente utili sono gli esercizi leggeri di allungamento muscolare, che favoriscono la riabilitazione del braccio dal lato dell’intervento e riducono il rischio di sviluppare linfedema (che attualmente colpisce oltre il 20% delle pazienti che hanno subito interventi chirurgici o radioterapici per il cancro al seno), condizione cronica e debilitante associata al gonfiore dell’arto superiore.

La Giunta regionale ha stanziato 50.000 Euro per sostenere il Dragon Boat come attività motoria per le Breast cancer survivors. Questo sostegno sarà indirizzato alle associazioni che promuovono i benefici dell’attività fisica e dello sport, offrendo alle donne operate al seno l’opportunità di praticare questa disciplina.

Diverse associazioni del territorio sono coinvolte nel progetto, con l’Associazione U.G.O. Unite Gareggiamo Ovunque onlus di Padova come capofila e poi Forza Rosa Donna 2000, Jesolo/Cavallino (VE); Trifoglio Rosa Mestre, Mestre Venezia; Pink Lioness in Venice, Venezia; San Donà Di Piave, San Donà di Piave (VE); Akea Rosa LILT-Treviso; Pink Darsena del Garda, Bardolino (VR); Brentane, Bassano del Grappa (VI).

Saranno organizzati eventi di lancio, open day e momenti informativi per sensibilizzare sia il pubblico che gli operatori sanitari sui benefici del Dragon Boat.

L’obiettivo è anche quello di promuovere la Giornata veneta del “Dragon Boat in rosa”, una competizione tra squadre regionali e nazionali. Questo evento servirà anche a mettere in rete le varie realtà locali e rendere questa pratica motoria accessibile a un maggior numero di donne.

Con il Veneto designato come Regione Europea dello Sport nel 2024, si rafforza l’impegno per investire nello sport, non solo a livello agonistico. Sono previsti finanziamenti per l’ammodernamento degli impianti sportivi, con un’attenzione particolare alle esigenze delle persone con disabilità.

Vi terrò informati tempestivamente sui bandi straordinari che si apriranno dedicati alla pratica sportiva.

spreco alimentare
Sociale

Sprecare il cibo va contro il nostro DNA di Veneti

L’edizione 2023 del rapporto FAO UNICEF OMS rivela che, nel 2022, la fame ha colpito un numero di persone compreso tra i 691 e i 783 milioni, con una media di 735 milioni di affamati. Il dato rappresenta un incremento di 122 milioni di persone rispetto al 2019, anno precedente lo scoppio della pandemia COVID-19. Per questo, l’idea che si sprechi del cibo è un fatto al quale non riusciamo ad abituarci, che ciò accada ancora, anche nel nostro Paese, è una delle maggiori contraddizioni della nostra società.

In Italia, per esempio, in media gettiamo individualmente 566,3 g di cibo a testa ogni settimana, ossia quasi 30 kg in un anno, che moltiplicato per il numero di abitanti del nostro Paese fanno circa 1 milione e 740 mila tonnellate (senza considerare la filiera). Discutere del problema dello spreco alimentare implica affrontare un fenomeno da contrastare, specialmente considerando che non è accettabile nella nostra cultura, che ancora ricorda i tempi difficili del passato. Ogni veneto ha ereditato da quei periodi il valore del rispetto e dell’utilizzo attento di tutte le risorse a disposizione, soprattutto del cibo. La nostra parte la possiamo fare mediante un progresso culturale comune, iniziando da una gestione più razionale della spesa di casa.

La Regione Veneto supporta la rete regionale degli empori solidali con un finanziamento di un milione di euro all’anno. Questa iniziativa, frutto della collaborazione tra il terzo settore e le aziende alimentari, riesce a recuperare oltre 162.000 quintali di eccedenze alimentari provenienti sia dalla grande distribuzione che dai piccoli produttori, oltre che dalla colletta alimentare. Grazie a queste risorse, vengono assistiti 51.900 nuclei familiari in situazioni di bisogno – per la precisione, 101.000 persone. Le forme di povertà stanno aumentando, coinvolgendo anche persone vicine a noi, una realtà che fino a poco tempo fa non avremmo immaginato.

Attualmente, la rete degli empori è composta da 30 sedi, distribuite nelle diverse province e impegnate anche in altre iniziative di solidarietà. La Regione intende continuare a sostenerne la crescita e questo impegno vede coinvolte settimanalmente più di 1.000 volontari, a cui va il nostro eterno ringraziamento per il loro prezioso contributo.

Riporto la considerazione del Presidente Zaia in occasione dell’11° Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare che si è celebrata il 5 febbraio: «I dati parlano di quantità enormi di cibo che viene sprecato, è l’equivalente di un’infinità di pasti che non saranno mai consumati da nessuno. Al di là del dovere morale di impedire un simile scempio, dobbiamo interrogarci su quale sfida positiva, anche per la nostra vita quotidiana, rappresenti contrastarlo con quanto è già nel nostro DNA. Lo stesso successo della nostra gastronomia tradizionale, infatti, non è stato costruito con l’opulenza degli ingredienti ma grazie ad un imperativo delle nostre nonne: non si butta via niente! Forse non ce ne rendiamo più conto ma i sapori che molti oggi ricercano sono nati dall’abbinamento di materie prime povere e meno ricercate, dalla valorizzazione culinaria di quanto era a disposizione, dalla elaborazione degli scarti e avanzi di cucina in nuovi piatti. In questa tradizione possiamo trovare il senso per una maggior considerazione del patrimonio “cibo” e quindi anche delle risorse del pianeta».

disabilità veneto
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Progetto di vita indipendente nella disabilità

Si deve fare quanto è possibile per consentire alle persone con gravi disabilità di poter vivere le proprie esperienze di vita, valutando le occasioni e approfondendo nuove progettualità, per una vera inclusione tra le persone. Persone e famiglie che hanno tutto il diritto di vivere con rispetto e dignità.

Per questo, l’anno scorso la Regione Veneto ha incrementato le risorse destinate alla disabilità e all’autosufficienza. In particolare, risorse dedicate al sostegno per l’assistenza residenziale e semiresidenziale.

Questi sono gli stanziamenti per il supporto alle persone e alle famiglie:

  • 580.000 Euro all’assistenza residenziale a favore delle persone con disabilità.
  • 302.700 Euro all’assistenza semiresidenziale a favore di persone con disabilità.
  • 051.500 Euro all’assistenza domiciliare a favore di persone con disabilità e non autosufficienti.
  • 780.000 Euro per altri obbiettivi di rilievo socio sanitario, tra cui l’attuazione di progetti di vita indipendente e il rafforzamento degli Ambiti Territoriali Sociali.

 

Per vivere la propria vita in autonomia

Per una persona con disabilità fisico-motoria grave, la promozione della “vita indipendente” garantisce opportunità e strumenti per restare nella propria casa e di prendere autonomamente decisioni riguardanti la vita privata, senza la necessità di dover ricorrere al ricovero in strutture protette.

Viene studiato e predisposto un programma individuale, condiviso. Inoltre, il soggetto interessato potrà indicare una persona che lo possa assistere nella quotidianità.

 

Per l’inclusione lavorativa

Inclusione sociale in Veneto significa anche politiche per l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Inserimento lavorativo è un obiettivo prioritario e parte integrante delle politiche sociali della Regione. Su questo il Veneto si attesta come prima regione in Italia.

I dati sull’inclusione lavorativa riportati nel rapporto annuale di Veneto Lavoro sono incoraggianti: in Regione sono infatti circa 33.500 i posti occupati da persone con disabilità, di cui 32 mila riferiti a 12 mila aziende soggette agli obblighi di assunzione previsti dalla normativa e ben 1.300 in altre aziende senza obblighi di assunzione. La maggior parte di questi lavoratori ha un contratto a tempo indeterminato e prevalentemente in ambito di servizi alla persona, metalmeccanico e dei comparti del Made in Italy.

Dati confortanti stimolano sempre più per individuare condizioni e contesti adeguati all’inserimento lavorativo di persone con disabilità, che di per sé rappresenta una modalità fondamentale per consentire una vera crescita sociale.

 

Per un turismo sociale inclusivo

Il lungo percorso di inclusione intrapreso dal Veneto comprende anche il turismo. Un progetto biennale si sviluppa su due indirizzi: da una parte, permettere a persone che si trovano in una condizione di disabilità di vivere le vacanze in sicurezza, dall’altra dare anche la possibilità a chi lo desidera di trovare un impiego in un ambiente protetto.

Ci si propone di avviare un vero e proprio cambiamento culturale che possa generare una conseguente riprogettazione dell’accessibilità dei luoghi e dei servizi nell’ambito turistico. Per far questo la Regione Veneto ha stanziato 1.760.000 Euro in 2 anni, con l’obiettivo integrare in rete le strutture turistico-ricettive, i servizi socio-sanitari, il privato sociale e le amministrazioni comunali, in particolare nelle località turistiche.

violenza sulle donne
Sociale

Sostegno alle donne vittime di violenza, parliamone in modo concreto.

C’è un grande movimento intorno, una consapevole presa di coscienza, come si usa dire, rispetto a un tema così grave e difficile da accettare. Nonostante però le molte iniziative attuate – sia a livello nazionale che regionale – i numeri indicano che in Italia c’è ancora un 33% di donne che subisce violenza. Quando si parla di violenza rivolta a una persona si tende a pensare solo alle percosse, ma la violenza fisica è solo l’aspetto più evidente: ci sono altri fenomeni molto frequenti, come stalking, violenza psicologica, economica, fisica, sessuale e violenza assistita (essere testimoni di violenza), che nuoce in particolare i minori presenti.

Nel 2023 sono state finora 106 le donne vittime di omicidio (3 in meno rispetto allo stesso periodo del 2022), di cui 87 uccise in ambito familiare/affettivo; di queste, 55 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner, in aumento rispetto alle 53 dell’anno scorso.

Inoltre i delitti commessi in ambito familiare/affettivo registrano un aumento da 124 a 130 (+5%), seppur con un decremento del numero delle vittime di genere femminile, che da 91 diventano 87.

È necessaria una trasformazione culturale: le notizie di violenza sulle donne che appaiono sui giornali sono solo una parte del problema. Il fenomeno infatti non si limita ai casi che fanno scalpore perché molte donne non si fanno avanti, per varie ragioni. Una misura d’intervento indispensabile riguarda l’accoglienza, l’ascolto e la cura dopo fatti accaduti.

Il nostro sistema territoriale si basa su strutture pubbliche o private no profit che offrono ospitalità e sostegno: si tratta di una rete di Centri AntiViolenza (CAV) e Case Rifugio per donne maltrattate (CR). In particolare, nei Centri AntiViolenza operano persone qualificate che accolgono e ascoltano le donne che hanno subito violenza, intervengono con l’aiuto specifico di psicologi, avvocati, medici e altri professionisti.

Le Case Rifugio sono, invece, abitazioni dove le donne vittime di violenza e i loro figli possono trovare rifugio per interrompere una violenza in corso. Gli indirizzi di queste case sono segreti proprio per proteggere le vittime. L’accettazione può avvenire tramite segnalazione diretta, se proveniente dalla donna vittima di violenza, o dai servizi contattati dalla vittima (come CAV, Pronto Soccorso e numero telefonico 1522).

1522 è il numero da chiamare: è gratuito anche da cellulari, è attivo 24 h su 24, accoglie le richieste di aiuto e sostegno delle vittime di violenza e stalking. Lo stesso numero 1522 serve anche per contattare i Centri AntiViolenza, per avere aiuto o anche solo un consiglio.

Rispondere in tempo e contrastare in modo efficace questo flagello sociale è difficile; ci si può riuscire grazie a un’articolazione di servizi orientati e mostrando alla donna che c’è una via d’uscita a simili situazioni proponendo, tramite una rete di attenzione e protezione, la possibilità di raggiungere il recupero personale.

La rete si sviluppa su tutto il territorio regionale in 26 Centri AntiViolenza, 28 Case Rifugio e numerosi sportelli antiviolenza, la cui attività si basa su diverse linee d’intervento:

  • iniziative volte alla ripresa sociale ed economica delle donne nel loro cammino di uscita dal circuito di violenza
  • potenziamento dei servizi attraverso azioni di prevenzione, assistenza, sostegno e accompagnamento delle vittime
  • azioni per il supporto abitativo, il reinserimento lavorativo e l’accompagnamento nei percorsi di uscita dalla violenza
  • progetti rivolti anche a donne minorenni vittime di violenza e a minori testimoni di violenza (violenza assistita).

Nel 2023 sono previsti una serie di investimenti per un valore totale di quasi 4 milioni di Euro a favore di azioni di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne. 1 milione di euro verrà erogato direttamente dalla Regione, mentre quasi 3 milioni dal Governo, grazie allo specifico decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 22 settembre 2022. Gli interventi regionali non prevedono solo fondi mirati, ma anche norme che regolano il funzionamento dei centri antiviolenza e ne organizzino interventi e attività, adattandoli alle crescenti esigente del territorio.

sicurezza sul lavoro veneto
Sociale

Il contrasto agli infortuni sul lavoro passa anche attraverso la sensibilizzazione

Nonostante i dati testimonino che, negli ultimi 20 anni, gli infortuni gravi e mortali sul lavoro in Veneto sono diminuiti del 42%, il tema rimane preoccupante. È vero, siamo passati da 13.462 nel 2000 a 7.233 nel 2022, ma si tratta ancora di numeri tremendi. Anche se il quadro è di un sostanziale progressivo miglioramento, ancora nel primo semestre del 2023 abbiamo famiglie afflitte da 26 casi mortali.

Fra le attività che la Regione ha messo in atto nel piano strategico per la tutela della salute e sicurezza sul lavoro 2021-2025 ci sono le iniziative finalizzate all’obiettivo ultimo di contrastare infortuni sul lavoro e malattie professionali, agendo a più livelli: risorse, controlli, conoscenza, formazione, qualità, semplificazione, collaborazioni e comunicazione. Tutto per aumentare in ognuno di noi l’attitudine ad applicare tutte le attenzioni riguardo alla sicurezza nello svolgere le proprie attività.

Con la campagna di comunicazione “Vivo Bene Veneto” nel Piano Regionale Prevenzione del Veneto è stato realizzato un messaggio che accompagna tutte le iniziative di prevenzione delle malattie e di promozione della salute. Un’iniziativa a 360 gradi che coinvolgerà tutti gli ambienti della nostra comunità, da quelli scolastici a quelli di lavoro, per favorire sani e corretti comportamenti: “mangio bene, mi muovo, evito gli abusi”. Questo non distoglie gli enti preposti ad aumentare i controlli e le sanzioni, poiché far rispettare regole e norme è la prima condizione da mettere in atto, ma è altrettanto importante non abbassare mai la guardia nello svolgere ogni nostra attività, anche la più semplice.

Questa prima campagna regionale di comunicazione per la sensibilizzazione sugli infortuni sul lavoro (il cui claim è “La sicurezza è responsabilità di qualcun altro di tutti”) ha preso vita in occasione della Settimana Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro, che si tiene ogni anno dal 23 al 29 ottobre. L’iniziativa, tra le molte in atto, è molto focalizzata e innovativa: nasce dalla valutazione approfondita sui casi di infortuni mortali, confrontando dati regionali e nazionali per individuare i settori produttivi maggiormente esposti, analizzandone anche le principali cause. Per esempio: la distrazione, la violazione o l’ignoranza in termini di norme di sicurezza, il non far notare le criticità per timore di sembrare degli scocciatori, così come riporre troppa fiducia nella propria esperienza in caso di operazioni ripetitive, sono da annoverare fra i comportamenti più a rischio.

parità di genere lavoro veneto sonia brescacin
Sociale

Parità vera tra uomo e donna nel mondo del lavoro, l’impegno della Regione Veneto

Il tema della parità di genere va affrontato da molti punti di vista e in diversi settori, accelerando una rivoluzione culturale fortunatamente già in atto. Nel cammino verso la parità tra uomini e donne sono stati fatti molti passi in avanti, tanto però resta ancora da fare. Una certezza l’abbiamo ed è la determinazione della Regione Veneto in questo percorso.

Il 15 febbraio 2022 è una data fondamentale: in Consiglio regionale abbiamo approvato all’unanimità – con la collaborazione di tutti nella definizione del testo finale – la Legge Regionale recante: “Disposizioni per la promozione della parità retributiva tra donne e uomini e il sostegno all’occupazione femminile stabile e di qualità”.

La norma riconosce il lavoro quale fattore di sviluppo individuale e sociale della persona, si prefigge di garantire a tutte le donne il diritto a pari opportunità nel mondo del lavoro, sia in termini economici – con buste paghe parificate indipendentemente dal genere – sia in termini di possibilità di carriera. La legge individua strumenti per contrastare fenomeni di molestie sul lavoro o di abbandono lavorativo a causa di comportamenti o pressioni per ottenere le dimissioni volontarie da parte del datore di lavoro, o ancora licenziamenti da parte delle donne durante i congedi o nel primo triennio di puerperio.

Per perseguire questi obiettivi, la legge, oltre a uno stanziamento di 100 mila Euro, prevede interventi che premino le aziende che aiutano e favoriscono il lavoro e la carriera delle donne, l’avvio di campagne e azioni pubbliche a sostegno dell’occupazione femminile stabile e di qualità, percorsi di reinserimento delle donne vittime di violenza e ulteriori strumenti, oltre a quelli già esistenti, che favoriscano la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

È prevista l’istituzione del Registro delle imprese virtuose in materia retributiva di genere, al quale possono iscriversi imprese pubbliche e private, compresi i liberi professionisti, che rendano trasparenti i dati sull’occupazione, su inquadramento, retribuzione e formazione dei propri dipendenti e sugli interventi attuati per ridurre il divario di genere, tutelare la maternità e contrastare abbandoni, part-time involontari e dimissioni in bianco, nonché per prevenire e contrastare molestie sui luoghi di lavoro.

L’iscrizione al registro prevede la possibilità per le imprese di accedere ad agevolazioni e benefici economici e reputazionali. È bene sottolineare che questi benefici economici sono previsti in particolar modo per le aziende che assumono donne vittime di violenza o della cosiddetta “tratta delle donne”.

La giunta regionale, con atto di indirizzo, invita le strutture, gli enti strumentali regionali e le società controllate a inserire nei bandi e negli avvisi pubblici clausole che prevedano punteggi aggiuntivi e benefici economici per i soggetti iscritti nel registro.

Tutto questo si aggiunge all’azione/attenzione regionale di questi ultimi decenni che è già orientata a una vera parità, dimostrata attraverso il sostegno alle donne imprenditrici, alle politiche di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro e ai percorsi di formazione, di nuovo inserimento lavorativo e interventi di welfare familiare.

I numeri confermano che la condizione delle donne in Veneto è migliore della media nazionale, con un tasso di occupazione che sfiora il 60% e una percentuale di posizioni apicali nel mondo del lavoro pari al 31,7%. Siamo sulla buona strada.

Sociale

Non vedenti in Veneto: il progetto di orientamento, mobilità e autonomia personale

In Veneto è ampia la presenza di persone con gravi minorazioni visive; l’Unione Italiana dei Ciechi ed Ipovedenti (UICI) svolge un ruolo fondamentale di rappresentanza e supporto, offrendo loro assistenza per migliorare mobilità e autonomia personale.

 

Il corso di formazione dei tecnici specializzati

In Italia, la Regione Veneto è un caso unico, in quanto dispone attualmente di 9 professionisti (di cui 8 sono stati formati di recente grazie a un corso finanziato dalla stessa Regione) altamente specializzati che si dedicano all’assistenza all’indipendenza motoria e all’impiego di ausili per favorire l’autonomia e la mobilità delle persone non vedenti.

Questo risultato è stato possibile grazie a un sostegno finanziario fornito dalla Regione, che ha consentito all’UICI di organizzare un corso appositamente dedicato a questa formazione. Il corso è stato condotto da 17 insegnanti specializzati in diverse aree, ed è stato denominato “Tecnico dell’educazione e della riabilitazione in orientamento e mobilità e autonomia personale per disabili visivi “. Il corso ha avuto una durata di un anno, impegnando i partecipanti per oltre mille ore tra lezioni teoriche e tirocinio pratico, ed è stato ufficialmente riconosciuto dal Settore Formazione.

Con grande piacere ho partecipato sia alla presentazione del corso, sia alla consegna dei diplomi, tenutasi lo scorso 6 febbraio 2023.

La consegna del diploma a una dei nuovi tecnici formati (6 febbraio 2023).

Il progetto dei percorsi di orientamento, mobilità e autonomia personale

Il numero di 9 tecnici è stato individuato per assicurare un’ampia copertura di assistenza sull’intero territorio regionale. Il servizio – domiciliare – ha perciò l’opportunità di raggiungere e supportare un elevato numero di persone: per le circa 11.000 persone non vedenti presenti in Veneto questa rete di professionisti è in grado di fornire programmi di intervento personalizzati, nelle diverse fasce d’età. Il compito principale di questi tecnici è valutare attentamente l’efficacia dei percorsi di orientamento offerti, e misurare l’impatto positivo che hanno sulla mobilità e sull’autonomia personale delle persone non vedenti coinvolte. È importante sottolineare che questi professionisti sono già pienamente operativi in tutte le sedi UICI nel Veneto, rendendo il servizio immediatamente disponibile per coloro che ne hanno bisogno.

Il progetto si sviluppa in sinergia tra il Centro Ipovisione dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova (AOUP) e l’UICI. La prima fase del progetto consiste nell’individuare e valutare gli utenti idonei per partecipare alla pianificazione delle attività. Successivamente, viene creato un piano personalizzato per ogni persona cieca o ipovedente coinvolta, il quale verrà attentamente esaminato per misurare l’efficacia delle azioni intraprese.

Durante l’intero processo progettuale, l’UICI ha un ruolo fondamentale in quanto offre sostegno e accompagnamento alla persona con disabilità visiva, garantendo così un percorso assistito e personalizzato. Un ulteriore obiettivo dell’UICI è quello di fornire le istruzioni necessarie per l’attivazione e il monitoraggio dei singoli progetti, garantendo così il loro successo e risultati positivi. Questa attenta supervisione si rivela cruciale per assicurare che ogni progetto sia eseguito con successo e si adatti alle esigenze specifiche della persona coinvolta.

Attraverso un percorso formativo personalizzato, è possibile migliorare le proprie capacità e abilità nella gestione autonoma della mobilità. Durante questo percorso, verranno sviluppate competenze percettive, cognitive e psicomotorie che consentiranno di muoversi in modo indipendente al di fuori della propria abitazione. Si imparerà ad utilizzare mezzi pubblici e ad acquisire autonomia nelle attività quotidiane all’interno di casa, come ad esempio curare l’igiene personale, cucinare e prendersi cura di sé stessi. Inoltre, si incoraggerà una buona socialità, promuovendo interazioni positive e significative con gli altri.

Autonomia di vita per i non vedenti

Con l’obiettivo di aumentare la sicurezza e l’indipendenza di movimento delle persone non vedenti nel Veneto, il progetto mira a fornire percorsi personalizzati di orientamento, mobilità e autonomia personale. Si stima che ogni individuo necessiti di circa 20-30 ore di accompagnamento per avviare con successo il percorso verso l’autonomia e l’indipendenza.

Il programma sarà attentamente adattato considerando la condizione psicofisica e gli obiettivi specifici di ciascun partecipante. L’attenzione sarà focalizzata sull’utilizzo dei sensi residui per percepire l’ambiente circostante e sull’interpretazione accurata delle informazioni sensoriali. Attraverso questa formazione, i partecipanti acquisiranno le competenze e le conoscenze essenziali per muoversi autonomamente e in sicurezza nei luoghi che frequentano abitualmente. Il programma sarà progettato su misura per garantire un apprendimento efficace e una maggiore indipendenza nelle attività quotidiane come la cucina, la cura e l’igiene personale, l’utilizzo di dispositivi elettronici e la gestione delle spese e dei pagamenti. Inoltre, verrà considerata la possibilità di utilizzare ausili o facilitazioni specifiche, se necessario, per agevolare il raggiungimento degli obiettivi di autonomia.

 

Un cambio di prospettiva

I risultati attesi sono principalmente il miglioramento dell’autonomia personale, dell’orientamento e della mobilità autonoma, della partecipazione all’attività lavorativa, sociale, culturale, scolastica e sportiva nell’ambiente di vita, la lotta alla solitudine e una maggiore integrazione sociale dei non vedenti, così come l’alleviamento del carico di assistenza continua da parte delle loro famiglie, nei casi di disabilità grave. Inoltre, per i disabili della vista in stato di gravità, il consolidamento di un sistema che consenta per il futuro la garanzia di ottenere la realizzazione di percorsi di orientamento, mobilità e autonomia personale.

 

Le risorse finanziarie

Il finanziamento regionale dei percorsi di orientamento per le persone non vedenti, deliberato dalla Giunta e attribuito all’Azienda Ospedale Università di Padova (individuata come ente gestore delle risorse e validatore dei singoli progetti), è pari a 100.000 Euro.

Sociale

10 anni di “InOltre”, servizio psicologico per la gestione delle emergenze nella comunità

Primo e unico in Italia, fortemente voluto dal Presidente Luca Zaia e sostenuto con grande impegno dagli operatori, 10 anni fa veniva avviato in Veneto il servizio psicologico “InOltre. Nasceva a seguito della crisi economica per dare supporto a quegli imprenditori a rischio suicidio perché trovatisi con anni di lavoro e sacrifici andati in fumo, con un forte senso di vergona e fallimento, bloccati senza apparente possibilità di risalire.

I numeri

  • 10 anni di attività
  • Oltre 15mila chiamate gestite dagli operatori
  • 77% delle chiamate provenienti dal Veneto
  • 4 chiamate su 10 riguardano richieste di “ascolto”
  • 6 chiamate su 10 richieste di “aiuto” con un rischio più elevato.
  • 066 le consulenze territoriali.

Col tempo il servizio si è evoluto, offrendo supporto anche per contrastare ansia e senso di inadeguatezza in altre situazioni difficili: dapprima ai risparmiatori truffati dalle banche e poi ai cittadini colpiti dall’isolamento in pandemia. Oggi il servizio si estende a una più ampia utenza, diventando “Servizio Psicologico per la Gestione delle Emergenze nella Comunità”: oltre a imprenditori e risparmiatori risponde a ogni cittadino che si trovi in un momento di crisi o difficoltà. Durante la pandemia, per esempio, InOltre ha dimostrato di saper adattarsi alle nuove sfide di una popolazione in lockdown, ampliando il numero di utenti per i quali era necessario un intervento specifico per ruolo sociale, età o tipo di preoccupazione.

 

Un servizio, gratuito, accessibile e integrato

InOltre si basa sulla consulenza fornita da 9 psicologi che iniziano un percorso di presa in carico e affiancamento col cittadino, ed è attivabile chiamando il numero verde 800 33 43 43, operativo 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Può essere utile sia per chi vive una crisi in prima persona, sia se ci si preoccupa per un conoscente in difficoltà. L’obiettivo immediato è gestire la specifica situazione che ha portato l’utente a chiamare e pianificare le azioni successive per mettere la persona in sicurezza.

 

Cosa succede dopo la chiamata

 

Una valutazione attenta del rischio suicidario è fondamentale per definire i tempi e le modalità dell’intervento. In base alla valutazione, dopo la chiamata il percorso da seguire può variare.

In caso di rischio elevato
Vengono attivati i servizi di emergenza (112 o 118) e, una volta superata la fase acuta, il cittadino viene accompagnato verso una presa in carico da parte dei Servizi Territoriali specialistici.

In caso di complessità media
Viene avviato un percorso territoriale di consulenza e presa in carico da parte di uno psicologo del servizio InOltre (in collaborazione con altri servizi territoriali).

Nei casi meno gravi
II supporto può essere considerato esaustivo tramite una consulenza telefonica, che aiuta a individuare e conoscere i servizi territoriali più adatti al suo problema. Talvolta, può essere utile anche un incontro con l’operatore per definire le azioni che l’utente intraprenderà autonomamente, tenendo sempre presente la disponibilità del servizio anche in momenti successivi.

 

Il fondamento della consulenza territoriale

Quando l’operatore valuta l’opportunità di avviare una consulenza territoriale, in collaborazione con l’utente, il contatto viene stabilito entro un massimo di 12 ore o comunque nel più breve tempo possibile, a seconda dell’urgenza della situazione. Lo psicologo concorda col cittadino gli obiettivi del percorso, mirando a superare la fase critica e acquisire le competenze necessarie per gestire in autonomia le difficoltà, sempre con il supporto dei servizi territoriali.

Il percorso psicologico si conclude quando si raggiungono gli obiettivi stabiliti all’inizio del percorso e l’utente dichiara consapevolmente di aver superato la situazione di emergenza, mentre l’operatore ritiene che l’utente sia dotato degli strumenti necessari per affrontare eventuali situazioni critiche.

Un aspetto fondamentale del servizio InOltre è la sinergia con gli altri servizi presenti sul territorio per tutelare efficacemente la salute dei cittadini. A tale scopo, InOltre offre anche percorsi di formazione a enti e servizi per contribuire alla gestione delle situazioni critiche.

empori solidarietà veneto
Sociale

Empori Solidarietà Veneto, nell’ultimo anno 150.000 persone aiutate con la distribuzione di oltre 6 milioni di kg di eccedenze alimentari

Secondo il “caso Italia” 2023 di Waste Watcher International Observatory on Food and Sustainability, diffuso in occasione della decima Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, lo spreco del cibo nelle case italiane pesa 6,48 miliardi di Euro e oltre 9 miliardi pesa lo spreco di filiera, dai campi alle case.

Parlare oggi di sprechi alimentari non può che richiamare alla mente i numeri tremendi che ci ricordano quante persone nel mondo (11,7% della popolazione mondiale) soffrono di insicurezza alimentare grave, con un aumento di 207 milioni negli ultimi due anni.

Al fine di garantire a tutti il diritto all’alimentazione mediante la riduzione degli sprechi di cibo, la Regione del Veneto da diversi anni promuove il progetto della Rete degli Empori della Solidarietà, con cui si valorizza l’operato, da parte di Enti del Terzo Settore, di recupero e distribuzione degli alimenti in eccesso.

Oggi la rete è costituita da 27 gestori, per un totale di 28 empori distribuiti in 6 delle sette province del Veneto. Nel corso del 2022 hanno fornito assistenza a 150.583 persone in situazioni di bisogno grazie al recupero di 62.892 quintali di cibo in eccedenza e alla partecipazione di numerosi volontari e associazioni locali.

Il mondo che gira attorno a questa sfera della solidarietà rappresenta una delle migliori manifestazioni del nostro Veneto, per questo dobbiamo essere orgogliosi che fra le azioni messe in campo per partecipare alla battaglia contro lo spreco ci sia la solidarietà. Certamente non siamo di fronte a una risoluzione definitiva della questione della povertà, tuttavia questa è una testimonianza tangibile del significato dell’accoglienza e della generosità.

Da molti anni questo progetto fa parte delle strategie regionali per contrastare la povertà e promuovere l’inclusione sociale, offrendo in questo caso supporto a persone a rischio marginalità attraverso progetti su misura.

Nella pianificazione regionale e nel sistema integrato di interventi e servizi sociali a livello locale, il programma si rivela fondamentale affinché l’azione di solidarietà diventi anche un veicolo per garantire un’alimentazione sana e adeguata. Viene promosso in stretta collaborazione con l’organizzazione della prevenzione sanitaria e l’Arpav, quest’ultima focalizzata sugli aspetti ambientali riguardanti il riciclo e il riuso.

Gli empori rappresentano un servizio concreto ed efficace, uno strumento per individuare e sostenere le persone e le famiglie più vulnerabili. Non si limita poi alla distribuzione di cibo, ma costituisce un autentico sostegno per le fasce più deboli della comunità.

Anche nel Veneto purtroppo, accanto alle forme più conosciute di emarginazione emergono nuove situazioni di povertà che coinvolgono sempre più famiglie costrette ad affrontare da sole le proprie difficoltà. Con il supporto della rete degli empori si interviene per sostenere le persone e le famiglie assistite, attivando percorsi di inclusione sociale e agendo per ridurre le disuguaglianze sociali e prevenire l’insorgere di nuove forme di vulnerabilità.

La Regione Veneto sostiene la rete in modo determinate, l’ultimo finanziamento deliberato in modo specifico ammonta 900.000 Euro.

In questo ultimi anni la rete la rete degli empori si è sviluppata molto: dai 7 empori del 2015 si è passati ai 24 nel 2019. Nel 2020 la rete si è ulteriormente allargata a 26 Empori e nel 2021 si è raggiunto il numero attuale di 28 realtà.

Clicca qui per vedere l’elenco degli empori.

Lifestyle, Sociale

Giornata Mondiale Senza Tabacco, manteniamo l’allerta

I numeri riguardanti il consumo di tabacco in Veneto sono in discesa, ma non possiamo permetterci di essere meno vigili, specialmente considerando l’aumento costante dell’uso di alternative alla classica sigaretta, come ad esempio la sigaretta elettronica. Questa nuova tendenza vede per protagonisti soprattutto donne e giovani, spinti dalla convinzione che non comporti alcun pericolo per la salute.

Se guardiamo i dati raccolti dal Sistema di Sorveglianza PASSI, nel 2022 meno di un quarto (22%) della popolazione veneta di età compresa tra i 18 e i 69 anni ha dichiarato di essere attualmente fumatore, dato simile al valore medio nazionale (24,5%, sorveglianza PASSI 2020-2021), con un’abitudine nei maschi maggiore rispetto alle donne (26% vs. 18%). Dal 2008 al 2014, la quota di fumatori veneti ha mostrato una riduzione tra il 2008 ed il 2014, per poi stabilizzarsi negli anni successivi. Nel 2022, la percentuale di quindicenni che dichiara di avere fumato negli ultimi 30 giorni è stata del 17% nei maschi e del 31% nelle femmine, un po’ più basso rispetto al dato nazionale (20% maschi e 29% nelle femmine).

I quindicenni che dichiarano invece di non aver mai fumato nella loro vita 62%, in aumento rispetto al 2018 (55%). Infine, i ragazzi che dichiarano di fumare quotidianamente sono il 6,9% nei quindicenni, in diminuzione rispetto agli anni precedenti (13,7% nel 2014, 8,6% nel 2018), e il 7,9% nei diciasettenni. Nelle ultime due rilevazioni la percentuale di tredicenni che fumano quotidianamente risulta ridotta a valori inferiori all’1%.

Per quanto riguarda invece la fascia 0-2 anni, va rilevato che nel 2022 il 3,5% delle mamme partecipanti alla sorveglianza in Veneto ha riferito di avere fumato in gravidanza, uno dei dati più bassi in Italia, quasi la metà del dato nazionale (6,4%), ma le donne tendono a riprendere a fumare allontanandosi dalla data del parto, in linea con il dato nazionale. Si osserva una minore frequenza di fumatori nella popolazione di 50-69 anni (18%), mentre le maggiori percentuali si osservano nella fascia di età più giovane di 18-24 anni (27,8%).

Secondo i dati, sono le ragazze a fumare di più (22%, a fronte del 16% dei ragazzi). E sono sempre le ragazze a fare il primo tiro o svapo, sia per sigaretta tradizionale (33,8% femmine vs. 22,3% maschi), sia per sigaretta elettronica (41% vs. 37%), sia per l’uso di prodotti al tabacco riscaldato (35,5% vs. 21,8%). Soltanto il 3% dei ragazzi fuma solo sigarette di tabacco, il 6% sigaretta elettronica e la maggioranza combinazioni tra i diversi tipi.

Per questo risulta fondamentale, nell’impegno regionale a promuovere corretti stili di vita, concentrare progetti di sensibilizzazione contro il fumo nell’ambito scolastico, rendendo sempre più consapevoli i ragazzi dei rischi per la salute che queste abitudini comportano. Ma anche coscienti dei molti gesti quotidiani di cui possono rendersi responsabili fin da piccoli per curare la propria salute, instaurando abitudini che contribuiscono al proprio benessere.

 

Le iniziative promosse dalla Regione Veneto

Proprio all’interno delle iniziative promosse dalla Regione, in collaborazione con le scuole e la comunità, si inserisce l’evento svoltosi il 31 maggio 2023 a Treviso, con la premiazione delle classi vincitrici di 2 iniziative che fanno parte di alcuni programmi regionali annuali identificati come pratiche raccomandate per promuovere il benessere, rivolti alle scuole che fanno parte della Rete Regionale di Scuole che Promuovono Salute sulle tematiche della promozione della salute e dei corretti stili di vita:

SMOKE FREE CLASS: un progetto di prevenzione del tabagismo, che si realizza attraverso un concorso che richiede di rimanere “smoke free” per 6 mesi scolastici. Durante questo periodo vengono discussi, con gli insegnanti di riferimento, argomenti relativi al fumo di tabacco e compilate mensilmente le Schede di Monitoraggio e il Diario di Classe.

1 KM AL GIORNO: un’iniziativa regionale nata nel 2021 dalla collaborazione della Direzione Prevenzione con gli Uffici Scolastici Regionale e Provinciali, per la promozione di stili di vita attivi nei ragazzi preadolescenti e adolescenti, al fine di migliorare la frequenza e la qualità del movimento, venuto meno durante il difficile periodo emergenziale. Le classi partecipanti si impegnano a camminare per 1 km almeno una volta al giorno per più giorni possibili durante l’anno scolastico. Al termine dell’iniziativa, le classi che risultano avere praticato il km anche se non ogni giorno, ma costantemente per tutta la durata del concorso, partecipano a una lotteria regionale per l’estrazione delle classi vincitrici.