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“Dopo di noi”, interventi a favore della disabilità grave senza sostegno familiare

Chi si prenderà cura di … quando io non ci sarò più? È la domanda che angoscia chi si prende cura delle persone più care: figli, genitori, fratelli o altri congiunti. Considerazioni che comportano forti aspetti emotivi. Come puoi assicurarti ad esempio che tuo figlio viva in modo sicuro e confortevole e sia accudito con amore, come lo desideri?

La Giunta Regionale del Veneto ha approvato gli indirizzi di programmazione e lo stanziamento per l’attuazione degli interventi a favore delle persone con disabilità grave e prive del sostegno familiare. Lo scorso anno uno specifico decreto ministeriale, riferito alla programmazione del 2023, ha previsto 6 milioni 377 mila 180 Euro, portando a 44 milioni 623 mila 260 euro le risorse annuali stanziate in quest’ambito in Veneto dal 2016: un provvedimento di sostegno alla disabilità che si occupa di garantire assistenza anche quando le persone non possono più contare sull’affetto e sull’aiuto dei propri familiari.

Per persone con disabilità grave, tra i 18 e i 64 anni, il programma “Dopo di noi” rappresenta un percorso di emancipazione dalla famiglia di origine e di deistituzionalizzazione. Introdotto da una legge del 2016, offre misure di assistenza, cura e protezione per coloro la cui disabilità grave non è causata dall’invecchiamento o da malattie senili. Questo programma è rivolto a persone che non hanno più un riferimento familiare, sia perché hanno perso entrambi i genitori, sia perché i genitori non sono più in grado di fornire il supporto necessario.

Le risorse messe a disposizione permettono una graduale presa in carico delle persone con disabilità, rispettando le loro intenzioni e, quando possibile, la volontà dei genitori o dei tutori. Si tratta di progetti personalizzati, di pari opportunità e reti di partenariato, di autodeterminazione e scelta, di qualità della vita, valutazione multidimensionale e multiprofessionale.

In Veneto, i progetti “Dopo di noi” sono iniziati nel 2018 e sono in continua crescita. Dal loro avvio fino alla fine del 2023, sono stati attivati 221 progetti, coinvolgendo 104 enti gestori e 106 reti di partner. Hanno partecipato 1.124 persone, per un totale di 94.350 giorni di presenza. Sono progetti pubblici che insieme alle Associazioni sono in grado di rasserenare l’angoscia di genitori e di familiari che vedono giungere il momento in cui non sono più in grado di affiancare il loro congiunto.

La misura è rivolta alle persone con disabilità grave; viene elaborato un progetto individuale che darà l’avvio al percorso di emancipazione dalla famiglia di origine, o dalla condizione di vita presso i servizi residenziali.

Tra i vari progetti, possono essere finanziati percorsi programmati per supportare l’uscita dal nucleo familiare di origine e la deistituzionalizzazione, con interventi che favoriscono la domiciliarità e mirano a raggiungere il massimo livello di autonomia possibile. Questi interventi includono la realizzazione di innovative soluzioni abitative e la possibilità di contribuire ai costi di affitto, coprire le spese per l’adeguamento dell’ambiente domestico e, in via residuale, per la domotica. Sono inoltre previste soluzioni abitative come “Gruppi appartamento” o Co-housing.

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Sanità, Sociale

Disturbi alimentari, da non sottovalutare mai

In Italia, la giornata nazionale contro i disturbi alimentari (chiamata anche “Giornata del Fiocchetto Lilla”) si è svolta il 15 marzo scorso. Il 2 giugno, invece, ricorre la Giornata Internazionale di Sensibilizzazione sui Disturbi Alimentari, che ha la sua particolare rilevanza perché consente di aprire un dibattito internazionale sul tema dell’anoressia, della bulimia e delle dipendenze da cibo, problema che accomuna tutti i Paesi cosiddetti “avanzati”.

Guardando all’Italia, alcuni numeri lasciano sgomenti. Nel mio ruolo, seguo particolarmente ogni aggiornamento dei dati della situazione sanitaria del Veneto. Ma quando ho confrontato i numeri di coloro che si sono presentati al pronto soccorso per disturbi dell’alimentazione negli ultimi tre anni, vedo numeri che anziché diminuire, crescono (se pur di poco).

Anno 2021 Anno 2022 Anno 2023
Accessi al Pronto Soccorso 320 344 349
Di cui femmine 260 283 277
DI cui maschi 60 61 72

Osservando le classi di età, non è un luogo comune affermare che a essere colpiti maggiormente sono i giovani, lo si riscontra dai numeri del 2022 sui ricoveri (mancano i dati del 2023 che sono in elaborazione, appena arriveranno li condividerò). Penso sia perché i giovani non solo sono più fragili e impreparati ad affrontare difficoltà, sconfitte, sfide difficili, ma tendenzialmente sono anche più insicuri, più suscettibili, più in competizione reciproca (anche grazie ai social), e in definitiva meno capaci di perseguire l’equilibrio esistenziale.

I segnali del corpo possono essere rivelatori: il nostro cervello riceve in continuazione messaggi dal corpo, per lo più senza che ce ne rendiamo conto. In presenza di disturbi d’ansia o dell’alimentazione e di forme di depressione, però, questa percezione interna è spesso alterata e tendiamo a sottovalutare i sintomi, prendendo decisioni sbagliate nella nutrizione.

 

Veneto: ricoveri con diagnosi principale e secondaria per disturbi dell’alimentazione

Ricoveri Anno 2021 Anno 2022
Totale ricoveri 945 901
Di cui F 861 836
DI cui M 84 65

 

Classi di età Anno 2021 Anno 2022
1-11 42 42
12-17 327 326
18-29 324 303
30-64 208 185
65+ 44 45
Totale 945 901

 

La Rete Regionale

L’alimentazione coinvolge il nostro sistema mente-corpo che, essendo una macchina meravigliosa e complessa, esclude il fai da te per curarsi o capire se c’è qualche cosa che non va. Il vostro medico può avvalersi, se lo ritiene necessario, dell’intervento dei medici e psicologi che operano nella Rete Regionale Veneta per i Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, formata da due Centri Regionali e tre Centri di riferimento Provinciale.

  • Centri Regionali: Azienda Ospedale Università di Padova, Azienda Ospedaliera Universitaria integrata di Verona.
  • Centri di Riferimento Provinciale: AULSS 8 Berica, AULSS 2 Marca Trevigiana, AULSS 4 Veneto Orientale.

Ai Centri di Riferimento Regionali e Provinciali si aggiungono le strutture ambulatoriali presenti in ogni Azienda ULSS e le Case di Cura private accreditate che, svolgendo un importante ruolo integrativo nella rete di trattamento, erogano interventi specialistici di riabilitazione intensiva residenziale.

Per la provincia di Treviso merita ricordare anche il progetto “Futuro Insieme” di Susegana per situazioni di crisi e disagio psichico con adolescenti con specifico Disturbo del Comportamento alimentare.

 

La presa in carico

Al di là delle specifiche strategie e procedure terapeutiche, il modello di trattamento raccomandato per i disturbi dell’alimentazione deve prevedere un percorso clinico a passi successivi: inizialmente propone interventi ambulatoriali, ma se necessario si avvale di livelli di trattamento progressivamente più intensivi e complessi. Si rispettano le linee indirizzo nazionali per la riabilitazione nutrizionale nei disturbi dell’alimentazione riprendendo le principali indicazioni dei livelli di assistenza dei disturbi dell’alimentazione che devono essere disponibili (Quaderni del Ministero della Salute del 2013).

Nel 2021 la Regione Veneto si è dotata di un PDTA (Protocollo Diagnostico Terapeutico Assistenziale) elaborato e condiviso con le Aziende sanitarie e le Case di Cura Private accreditate della rete con l’obiettivo di fornire livelli di assistenza rappresentati da:

  • medico di medicina generale o pediatra di libera scelta
  • terapia ambulatoriale
  • terapia semiresidenziale o ambulatoriale intensiva
  • riabilitazione intensiva residenziale
  • ricovero ordinario e di emergenza.

Importanti le principali raccomandazioni relative alla presa in carico dei disturbi dell’alimentazione, che sono:

  1. riconoscimento e presa in carico precoce
  2. interventi terapeutici tempestivi e specifici, basati sulle evidenze, basati su un’ottica multidisciplinare e sulla continuità
  3. un approccio a passi successivi (dalla minore alla maggiore complessità e intensità);
  4. prevenzione e gestione delle complicanze mediche e psichiatriche sia nella fase acuta iniziale sia nelle pazienti con lunga durata di malattia.
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8 marzo, Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne

Ci sono voluti molti anni prima che la Giornata Internazionale della Donna diventasse una festa pubblica. Su iniziativa dell’ONU, è una giornata ufficiale dal 1977, ma la celebrazione affonda le sue origini già all’inizio del XX secolo e ai primi movimenti operai e femminili.

L’8 marzo è la giornata dei diritti delle donne, che pone l’attenzione sulla subordinazione sistematica delle donne nella società e sulla lotta che in tutto il mondo intraprendono per essere pienamente cittadine con la propria voce e i propri diritti. In generale, nel mondo, le condizioni di vita delle donne sono peggiori di quelle degli uomini, indipendentemente dal Paese, dal colore della pelle, dalla classe sociale o da qualsiasi altro motivo. In Italia, in particolare, le donne hanno un’istruzione più elevata degli uomini (le donne con almeno il diploma sono il 65,1%, mentre gli uomini il 60,5% – una differenza ben più alta di quella osservata nella media UE, che è pari a circa un punto percentuale), ma guadagnano comunque meno. Gli stipendi, infatti, sono influenzati ancora dal genere: le donne partecipano di meno alla vita lavorativa, lavorano meno ore degli uomini, hanno contratti meno stabili e non sono equamente presenti tra la base e il vertice delle organizzazioni. Tutto ciò si traduce in un divario salariale a sfavore delle donne rispetto agli uomini, il cosiddetto gender pay gap. In Italia, questo è fortemente influenzato dal settore in cui si lavora: nel pubblico è pari al 4,1%, tra i più bassi in Europa, mentre nel privato è tra i più alti (16,5%). Nel 2022, la RAL (Retribuzione Annua Lorda) media dei lavoratori uomini in Italia è di 31.286 €, contro un 28.565 € delle donne. È come se le donne nel 2022 avessero iniziato a percepire un salario non dal 1° gennaio ma dal 2 febbraio.

Nessun Paese ha ancora raggiunto la piena parità di genere. L’unico a chiudere oltre il 90% del divario di genere è l’Islanda, seguita da Norvegia, Finlandia, Nuova Zelanda, Svezia, Germania, Nicaragua, Namibia e Lituania, che hanno colmato almeno l’80% del loro divario (Fonti: Osservatorio JobPricing; Eurostat 2022; Global Gender Gap Index 2023).

Questa giornata internazionale della donna non viene celebrata per commemorare la nascita o la morte di una donna particolarmente importante. Né il giorno viene celebrato perché un certo evento è avvenuto l’8 marzo (diversamente da come in verità si è pensato per molto tempo). Sorprende anche che per la Giornata internazionale della donna non siano stati costruiti monumenti presso i quali possano essere deposte corone per ricordare tutte le milioni e milioni di ragazze e donne che hanno dovuto mettere in pausa la propria vita per il solo motivo di essere nate donne. Nell’occasione da cogliere almeno una volta all’anno, l’8 marzo le donne hanno l’opportunità di sensibilizzare chi le circonda.

Negli ultimi anni, l’8 marzo è diventato spesso un’operazione di marketing, proprio come San Valentino o la Festa della Mamma. Un giorno che si chiama “Giornata Internazionale della Donna”, comporta qualche eccesso: ad esempio, i grandi marchi offrono alle donne sconti speciali sulla lingerie o sugli elettrodomestici. Tuttavia, non dovremmo mai dimenticare che è un giorno per riflettere sul fatto che ancora i diritti delle donne vengono violati in molte parti del mondo, che l’uguaglianza non è ancora un dato di fatto e che le donne sono ancora discriminate a causa del loro genere.

 

Cosa fa la Regione Veneto per la parità di genere

Fin dal 2000, la Regione Veneto ha sviluppato molte iniziative, programmi e, in alcuni casi, leggi Regionali. Ricordo alcuni esempi, come G.I.R.LS., legge per promuovere e sostenere l’imprenditoria femminile; il recente Female skills, progetto che si pone l’obiettivo di diffondere modelli di intervento, linguaggi, metodi e strumenti di lavoro in grado di incentivare l’equilibrio di genere sviluppando azioni che vedono coinvolte, per la prima volta tutte assieme, le principali realtà sociali, economiche, sanitarie e politiche della Marca trevigiana sul tema della parità di genere; Stem in rosa, calendario di laboratori, seminari, mostre ed eventi promossi dalla Regione Veneto nelle sette province venete per potenziare le competenze scientifiche, digitali e le conoscenze tecniche e scientifiche delle donne per renderle protagoniste dell’innovazione e delle imprese 4.0; MINERVA: STEAM AL FEMMINILE, progetto nella provincia di Treviso della durata di 18 mesi, che prevede una serie di interventi mirati a stimolare l’interesse e a favorire l’accesso di ragazze e donne alle discipline e le professioni STEAM (Science Technology Engineering Art Mathematics).

Ricordo inoltre la recente legge Regionale n. 3 del 15 febbraio 2022: “Disposizioni per la promozione della parità retributiva tra donne e uomini” e il sostegno all’occupazione femminile stabile e di qualità, riconoscendo la parità di genere quale presupposto fondamentale per un sistema equo e inclusivo di convivenza civile finalizzato al progresso sociale e allo sviluppo socio-economico del suo territorio.

 

Una giornata che è più di una semplice festa

Non semplicemente “Festa della Donna”, chiamiamo l’8 marzo “Giornata Internazionale dei Diritti della Donna”, che è molto più corretto; una giornata mondiale che celebra le conquiste sociali, economiche, culturali e politiche delle donne. La giornata segna anche un invito all’azione per accelerare l’uguaglianza delle donne.

Immaginate un mondo con vera parità di genere: libero da pregiudizi, stereotipi e discriminazioni. Un mondo diverso, equo e inclusivo, in cui la differenza è valorizzata e celebrata. Insieme possiamo forgiare l’uguaglianza delle donne. Tutti possiamo farlo: celebrare i successi delle donne, sensibilizzare sulla discriminazione, agire per promuovere la parità di genere.

La Giornata Internazionale dei Diritti della Donna appartiene a tutti, ovunque.

dragon boat in rosa cancro al seno
Sanità, Sociale

Per promuovere il moto nelle donne operate al seno nasce il progetto “Dragon Boat in Rosa”

È stato dimostrato che l’attività fisica regolare riduce il rischio di sviluppare il cancro al seno. Inoltre, un adeguato esercizio fisico migliora la tollerabilità delle terapie e riduce il rischio di recidiva dopo una diagnosi di tumore trattabile. Particolarmente efficace risulta essere l’attività sportiva svolta in gruppo, preferibilmente attraverso attività piacevoli con una lieve competizione.

Per questo, nell’ambito della campagna ‘Vivo Bene’ per supportare il Piano Regionale Prevenzione, da tempo ormai la Regione Veneto si impegna per diffondere ampiamente la pratica motoria nella prevenzione e gestione delle malattie croniche.

Una pratica sempre più popolare è il Dragon Boat, antica disciplina orientale che coinvolge squadre di vogatrici o vogatori (una decina) su imbarcazioni leggere caratterizzate dal simbolo della testa di drago sulla prua. Uno studio condotto nel 2019 presso l’Università di Padova ha confermato che questa pratica sportiva è efficace nel migliorare la qualità della vita delle pazienti oncologiche. Particolarmente utili sono gli esercizi leggeri di allungamento muscolare, che favoriscono la riabilitazione del braccio dal lato dell’intervento e riducono il rischio di sviluppare linfedema (che attualmente colpisce oltre il 20% delle pazienti che hanno subito interventi chirurgici o radioterapici per il cancro al seno), condizione cronica e debilitante associata al gonfiore dell’arto superiore.

La Giunta regionale ha stanziato 50.000 Euro per sostenere il Dragon Boat come attività motoria per le Breast cancer survivors. Questo sostegno sarà indirizzato alle associazioni che promuovono i benefici dell’attività fisica e dello sport, offrendo alle donne operate al seno l’opportunità di praticare questa disciplina.

Diverse associazioni del territorio sono coinvolte nel progetto, con l’Associazione U.G.O. Unite Gareggiamo Ovunque onlus di Padova come capofila e poi Forza Rosa Donna 2000, Jesolo/Cavallino (VE); Trifoglio Rosa Mestre, Mestre Venezia; Pink Lioness in Venice, Venezia; San Donà Di Piave, San Donà di Piave (VE); Akea Rosa LILT-Treviso; Pink Darsena del Garda, Bardolino (VR); Brentane, Bassano del Grappa (VI).

Saranno organizzati eventi di lancio, open day e momenti informativi per sensibilizzare sia il pubblico che gli operatori sanitari sui benefici del Dragon Boat.

L’obiettivo è anche quello di promuovere la Giornata veneta del “Dragon Boat in rosa”, una competizione tra squadre regionali e nazionali. Questo evento servirà anche a mettere in rete le varie realtà locali e rendere questa pratica motoria accessibile a un maggior numero di donne.

Con il Veneto designato come Regione Europea dello Sport nel 2024, si rafforza l’impegno per investire nello sport, non solo a livello agonistico. Sono previsti finanziamenti per l’ammodernamento degli impianti sportivi, con un’attenzione particolare alle esigenze delle persone con disabilità.

Vi terrò informati tempestivamente sui bandi straordinari che si apriranno dedicati alla pratica sportiva.

spreco alimentare
Sociale

Sprecare il cibo va contro il nostro DNA di Veneti

L’edizione 2023 del rapporto FAO UNICEF OMS rivela che, nel 2022, la fame ha colpito un numero di persone compreso tra i 691 e i 783 milioni, con una media di 735 milioni di affamati. Il dato rappresenta un incremento di 122 milioni di persone rispetto al 2019, anno precedente lo scoppio della pandemia COVID-19. Per questo, l’idea che si sprechi del cibo è un fatto al quale non riusciamo ad abituarci, che ciò accada ancora, anche nel nostro Paese, è una delle maggiori contraddizioni della nostra società.

In Italia, per esempio, in media gettiamo individualmente 566,3 g di cibo a testa ogni settimana, ossia quasi 30 kg in un anno, che moltiplicato per il numero di abitanti del nostro Paese fanno circa 1 milione e 740 mila tonnellate (senza considerare la filiera). Discutere del problema dello spreco alimentare implica affrontare un fenomeno da contrastare, specialmente considerando che non è accettabile nella nostra cultura, che ancora ricorda i tempi difficili del passato. Ogni veneto ha ereditato da quei periodi il valore del rispetto e dell’utilizzo attento di tutte le risorse a disposizione, soprattutto del cibo. La nostra parte la possiamo fare mediante un progresso culturale comune, iniziando da una gestione più razionale della spesa di casa.

La Regione Veneto supporta la rete regionale degli empori solidali con un finanziamento di un milione di euro all’anno. Questa iniziativa, frutto della collaborazione tra il terzo settore e le aziende alimentari, riesce a recuperare oltre 162.000 quintali di eccedenze alimentari provenienti sia dalla grande distribuzione che dai piccoli produttori, oltre che dalla colletta alimentare. Grazie a queste risorse, vengono assistiti 51.900 nuclei familiari in situazioni di bisogno – per la precisione, 101.000 persone. Le forme di povertà stanno aumentando, coinvolgendo anche persone vicine a noi, una realtà che fino a poco tempo fa non avremmo immaginato.

Attualmente, la rete degli empori è composta da 30 sedi, distribuite nelle diverse province e impegnate anche in altre iniziative di solidarietà. La Regione intende continuare a sostenerne la crescita e questo impegno vede coinvolte settimanalmente più di 1.000 volontari, a cui va il nostro eterno ringraziamento per il loro prezioso contributo.

Riporto la considerazione del Presidente Zaia in occasione dell’11° Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare che si è celebrata il 5 febbraio: «I dati parlano di quantità enormi di cibo che viene sprecato, è l’equivalente di un’infinità di pasti che non saranno mai consumati da nessuno. Al di là del dovere morale di impedire un simile scempio, dobbiamo interrogarci su quale sfida positiva, anche per la nostra vita quotidiana, rappresenti contrastarlo con quanto è già nel nostro DNA. Lo stesso successo della nostra gastronomia tradizionale, infatti, non è stato costruito con l’opulenza degli ingredienti ma grazie ad un imperativo delle nostre nonne: non si butta via niente! Forse non ce ne rendiamo più conto ma i sapori che molti oggi ricercano sono nati dall’abbinamento di materie prime povere e meno ricercate, dalla valorizzazione culinaria di quanto era a disposizione, dalla elaborazione degli scarti e avanzi di cucina in nuovi piatti. In questa tradizione possiamo trovare il senso per una maggior considerazione del patrimonio “cibo” e quindi anche delle risorse del pianeta».

disabilità veneto
Sociale

Progetto di vita indipendente nella disabilità

Si deve fare quanto è possibile per consentire alle persone con gravi disabilità di poter vivere le proprie esperienze di vita, valutando le occasioni e approfondendo nuove progettualità, per una vera inclusione tra le persone. Persone e famiglie che hanno tutto il diritto di vivere con rispetto e dignità.

Per questo, l’anno scorso la Regione Veneto ha incrementato le risorse destinate alla disabilità e all’autosufficienza. In particolare, risorse dedicate al sostegno per l’assistenza residenziale e semiresidenziale.

Questi sono gli stanziamenti per il supporto alle persone e alle famiglie:

  • 580.000 Euro all’assistenza residenziale a favore delle persone con disabilità.
  • 302.700 Euro all’assistenza semiresidenziale a favore di persone con disabilità.
  • 051.500 Euro all’assistenza domiciliare a favore di persone con disabilità e non autosufficienti.
  • 780.000 Euro per altri obbiettivi di rilievo socio sanitario, tra cui l’attuazione di progetti di vita indipendente e il rafforzamento degli Ambiti Territoriali Sociali.

 

Per vivere la propria vita in autonomia

Per una persona con disabilità fisico-motoria grave, la promozione della “vita indipendente” garantisce opportunità e strumenti per restare nella propria casa e di prendere autonomamente decisioni riguardanti la vita privata, senza la necessità di dover ricorrere al ricovero in strutture protette.

Viene studiato e predisposto un programma individuale, condiviso. Inoltre, il soggetto interessato potrà indicare una persona che lo possa assistere nella quotidianità.

 

Per l’inclusione lavorativa

Inclusione sociale in Veneto significa anche politiche per l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Inserimento lavorativo è un obiettivo prioritario e parte integrante delle politiche sociali della Regione. Su questo il Veneto si attesta come prima regione in Italia.

I dati sull’inclusione lavorativa riportati nel rapporto annuale di Veneto Lavoro sono incoraggianti: in Regione sono infatti circa 33.500 i posti occupati da persone con disabilità, di cui 32 mila riferiti a 12 mila aziende soggette agli obblighi di assunzione previsti dalla normativa e ben 1.300 in altre aziende senza obblighi di assunzione. La maggior parte di questi lavoratori ha un contratto a tempo indeterminato e prevalentemente in ambito di servizi alla persona, metalmeccanico e dei comparti del Made in Italy.

Dati confortanti stimolano sempre più per individuare condizioni e contesti adeguati all’inserimento lavorativo di persone con disabilità, che di per sé rappresenta una modalità fondamentale per consentire una vera crescita sociale.

 

Per un turismo sociale inclusivo

Il lungo percorso di inclusione intrapreso dal Veneto comprende anche il turismo. Un progetto biennale si sviluppa su due indirizzi: da una parte, permettere a persone che si trovano in una condizione di disabilità di vivere le vacanze in sicurezza, dall’altra dare anche la possibilità a chi lo desidera di trovare un impiego in un ambiente protetto.

Ci si propone di avviare un vero e proprio cambiamento culturale che possa generare una conseguente riprogettazione dell’accessibilità dei luoghi e dei servizi nell’ambito turistico. Per far questo la Regione Veneto ha stanziato 1.760.000 Euro in 2 anni, con l’obiettivo integrare in rete le strutture turistico-ricettive, i servizi socio-sanitari, il privato sociale e le amministrazioni comunali, in particolare nelle località turistiche.

violenza sulle donne
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Sostegno alle donne vittime di violenza, parliamone in modo concreto.

C’è un grande movimento intorno, una consapevole presa di coscienza, come si usa dire, rispetto a un tema così grave e difficile da accettare. Nonostante però le molte iniziative attuate – sia a livello nazionale che regionale – i numeri indicano che in Italia c’è ancora un 33% di donne che subisce violenza. Quando si parla di violenza rivolta a una persona si tende a pensare solo alle percosse, ma la violenza fisica è solo l’aspetto più evidente: ci sono altri fenomeni molto frequenti, come stalking, violenza psicologica, economica, fisica, sessuale e violenza assistita (essere testimoni di violenza), che nuoce in particolare i minori presenti.

Nel 2023 sono state finora 106 le donne vittime di omicidio (3 in meno rispetto allo stesso periodo del 2022), di cui 87 uccise in ambito familiare/affettivo; di queste, 55 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner, in aumento rispetto alle 53 dell’anno scorso.

Inoltre i delitti commessi in ambito familiare/affettivo registrano un aumento da 124 a 130 (+5%), seppur con un decremento del numero delle vittime di genere femminile, che da 91 diventano 87.

È necessaria una trasformazione culturale: le notizie di violenza sulle donne che appaiono sui giornali sono solo una parte del problema. Il fenomeno infatti non si limita ai casi che fanno scalpore perché molte donne non si fanno avanti, per varie ragioni. Una misura d’intervento indispensabile riguarda l’accoglienza, l’ascolto e la cura dopo fatti accaduti.

Il nostro sistema territoriale si basa su strutture pubbliche o private no profit che offrono ospitalità e sostegno: si tratta di una rete di Centri AntiViolenza (CAV) e Case Rifugio per donne maltrattate (CR). In particolare, nei Centri AntiViolenza operano persone qualificate che accolgono e ascoltano le donne che hanno subito violenza, intervengono con l’aiuto specifico di psicologi, avvocati, medici e altri professionisti.

Le Case Rifugio sono, invece, abitazioni dove le donne vittime di violenza e i loro figli possono trovare rifugio per interrompere una violenza in corso. Gli indirizzi di queste case sono segreti proprio per proteggere le vittime. L’accettazione può avvenire tramite segnalazione diretta, se proveniente dalla donna vittima di violenza, o dai servizi contattati dalla vittima (come CAV, Pronto Soccorso e numero telefonico 1522).

1522 è il numero da chiamare: è gratuito anche da cellulari, è attivo 24 h su 24, accoglie le richieste di aiuto e sostegno delle vittime di violenza e stalking. Lo stesso numero 1522 serve anche per contattare i Centri AntiViolenza, per avere aiuto o anche solo un consiglio.

Rispondere in tempo e contrastare in modo efficace questo flagello sociale è difficile; ci si può riuscire grazie a un’articolazione di servizi orientati e mostrando alla donna che c’è una via d’uscita a simili situazioni proponendo, tramite una rete di attenzione e protezione, la possibilità di raggiungere il recupero personale.

La rete si sviluppa su tutto il territorio regionale in 26 Centri AntiViolenza, 28 Case Rifugio e numerosi sportelli antiviolenza, la cui attività si basa su diverse linee d’intervento:

  • iniziative volte alla ripresa sociale ed economica delle donne nel loro cammino di uscita dal circuito di violenza
  • potenziamento dei servizi attraverso azioni di prevenzione, assistenza, sostegno e accompagnamento delle vittime
  • azioni per il supporto abitativo, il reinserimento lavorativo e l’accompagnamento nei percorsi di uscita dalla violenza
  • progetti rivolti anche a donne minorenni vittime di violenza e a minori testimoni di violenza (violenza assistita).

Nel 2023 sono previsti una serie di investimenti per un valore totale di quasi 4 milioni di Euro a favore di azioni di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne. 1 milione di euro verrà erogato direttamente dalla Regione, mentre quasi 3 milioni dal Governo, grazie allo specifico decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 22 settembre 2022. Gli interventi regionali non prevedono solo fondi mirati, ma anche norme che regolano il funzionamento dei centri antiviolenza e ne organizzino interventi e attività, adattandoli alle crescenti esigente del territorio.

sicurezza sul lavoro veneto
Sociale

Il contrasto agli infortuni sul lavoro passa anche attraverso la sensibilizzazione

Nonostante i dati testimonino che, negli ultimi 20 anni, gli infortuni gravi e mortali sul lavoro in Veneto sono diminuiti del 42%, il tema rimane preoccupante. È vero, siamo passati da 13.462 nel 2000 a 7.233 nel 2022, ma si tratta ancora di numeri tremendi. Anche se il quadro è di un sostanziale progressivo miglioramento, ancora nel primo semestre del 2023 abbiamo famiglie afflitte da 26 casi mortali.

Fra le attività che la Regione ha messo in atto nel piano strategico per la tutela della salute e sicurezza sul lavoro 2021-2025 ci sono le iniziative finalizzate all’obiettivo ultimo di contrastare infortuni sul lavoro e malattie professionali, agendo a più livelli: risorse, controlli, conoscenza, formazione, qualità, semplificazione, collaborazioni e comunicazione. Tutto per aumentare in ognuno di noi l’attitudine ad applicare tutte le attenzioni riguardo alla sicurezza nello svolgere le proprie attività.

Con la campagna di comunicazione “Vivo Bene Veneto” nel Piano Regionale Prevenzione del Veneto è stato realizzato un messaggio che accompagna tutte le iniziative di prevenzione delle malattie e di promozione della salute. Un’iniziativa a 360 gradi che coinvolgerà tutti gli ambienti della nostra comunità, da quelli scolastici a quelli di lavoro, per favorire sani e corretti comportamenti: “mangio bene, mi muovo, evito gli abusi”. Questo non distoglie gli enti preposti ad aumentare i controlli e le sanzioni, poiché far rispettare regole e norme è la prima condizione da mettere in atto, ma è altrettanto importante non abbassare mai la guardia nello svolgere ogni nostra attività, anche la più semplice.

Questa prima campagna regionale di comunicazione per la sensibilizzazione sugli infortuni sul lavoro (il cui claim è “La sicurezza è responsabilità di qualcun altro di tutti”) ha preso vita in occasione della Settimana Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro, che si tiene ogni anno dal 23 al 29 ottobre. L’iniziativa, tra le molte in atto, è molto focalizzata e innovativa: nasce dalla valutazione approfondita sui casi di infortuni mortali, confrontando dati regionali e nazionali per individuare i settori produttivi maggiormente esposti, analizzandone anche le principali cause. Per esempio: la distrazione, la violazione o l’ignoranza in termini di norme di sicurezza, il non far notare le criticità per timore di sembrare degli scocciatori, così come riporre troppa fiducia nella propria esperienza in caso di operazioni ripetitive, sono da annoverare fra i comportamenti più a rischio.

parità di genere lavoro veneto sonia brescacin
Sociale

Parità vera tra uomo e donna nel mondo del lavoro, l’impegno della Regione Veneto

Il tema della parità di genere va affrontato da molti punti di vista e in diversi settori, accelerando una rivoluzione culturale fortunatamente già in atto. Nel cammino verso la parità tra uomini e donne sono stati fatti molti passi in avanti, tanto però resta ancora da fare. Una certezza l’abbiamo ed è la determinazione della Regione Veneto in questo percorso.

Il 15 febbraio 2022 è una data fondamentale: in Consiglio regionale abbiamo approvato all’unanimità – con la collaborazione di tutti nella definizione del testo finale – la Legge Regionale recante: “Disposizioni per la promozione della parità retributiva tra donne e uomini e il sostegno all’occupazione femminile stabile e di qualità”.

La norma riconosce il lavoro quale fattore di sviluppo individuale e sociale della persona, si prefigge di garantire a tutte le donne il diritto a pari opportunità nel mondo del lavoro, sia in termini economici – con buste paghe parificate indipendentemente dal genere – sia in termini di possibilità di carriera. La legge individua strumenti per contrastare fenomeni di molestie sul lavoro o di abbandono lavorativo a causa di comportamenti o pressioni per ottenere le dimissioni volontarie da parte del datore di lavoro, o ancora licenziamenti da parte delle donne durante i congedi o nel primo triennio di puerperio.

Per perseguire questi obiettivi, la legge, oltre a uno stanziamento di 100 mila Euro, prevede interventi che premino le aziende che aiutano e favoriscono il lavoro e la carriera delle donne, l’avvio di campagne e azioni pubbliche a sostegno dell’occupazione femminile stabile e di qualità, percorsi di reinserimento delle donne vittime di violenza e ulteriori strumenti, oltre a quelli già esistenti, che favoriscano la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

È prevista l’istituzione del Registro delle imprese virtuose in materia retributiva di genere, al quale possono iscriversi imprese pubbliche e private, compresi i liberi professionisti, che rendano trasparenti i dati sull’occupazione, su inquadramento, retribuzione e formazione dei propri dipendenti e sugli interventi attuati per ridurre il divario di genere, tutelare la maternità e contrastare abbandoni, part-time involontari e dimissioni in bianco, nonché per prevenire e contrastare molestie sui luoghi di lavoro.

L’iscrizione al registro prevede la possibilità per le imprese di accedere ad agevolazioni e benefici economici e reputazionali. È bene sottolineare che questi benefici economici sono previsti in particolar modo per le aziende che assumono donne vittime di violenza o della cosiddetta “tratta delle donne”.

La giunta regionale, con atto di indirizzo, invita le strutture, gli enti strumentali regionali e le società controllate a inserire nei bandi e negli avvisi pubblici clausole che prevedano punteggi aggiuntivi e benefici economici per i soggetti iscritti nel registro.

Tutto questo si aggiunge all’azione/attenzione regionale di questi ultimi decenni che è già orientata a una vera parità, dimostrata attraverso il sostegno alle donne imprenditrici, alle politiche di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro e ai percorsi di formazione, di nuovo inserimento lavorativo e interventi di welfare familiare.

I numeri confermano che la condizione delle donne in Veneto è migliore della media nazionale, con un tasso di occupazione che sfiora il 60% e una percentuale di posizioni apicali nel mondo del lavoro pari al 31,7%. Siamo sulla buona strada.

Sociale

Non vedenti in Veneto: il progetto di orientamento, mobilità e autonomia personale

In Veneto è ampia la presenza di persone con gravi minorazioni visive; l’Unione Italiana dei Ciechi ed Ipovedenti (UICI) svolge un ruolo fondamentale di rappresentanza e supporto, offrendo loro assistenza per migliorare mobilità e autonomia personale.

 

Il corso di formazione dei tecnici specializzati

In Italia, la Regione Veneto è un caso unico, in quanto dispone attualmente di 9 professionisti (di cui 8 sono stati formati di recente grazie a un corso finanziato dalla stessa Regione) altamente specializzati che si dedicano all’assistenza all’indipendenza motoria e all’impiego di ausili per favorire l’autonomia e la mobilità delle persone non vedenti.

Questo risultato è stato possibile grazie a un sostegno finanziario fornito dalla Regione, che ha consentito all’UICI di organizzare un corso appositamente dedicato a questa formazione. Il corso è stato condotto da 17 insegnanti specializzati in diverse aree, ed è stato denominato “Tecnico dell’educazione e della riabilitazione in orientamento e mobilità e autonomia personale per disabili visivi “. Il corso ha avuto una durata di un anno, impegnando i partecipanti per oltre mille ore tra lezioni teoriche e tirocinio pratico, ed è stato ufficialmente riconosciuto dal Settore Formazione.

Con grande piacere ho partecipato sia alla presentazione del corso, sia alla consegna dei diplomi, tenutasi lo scorso 6 febbraio 2023.

La consegna del diploma a una dei nuovi tecnici formati (6 febbraio 2023).

Il progetto dei percorsi di orientamento, mobilità e autonomia personale

Il numero di 9 tecnici è stato individuato per assicurare un’ampia copertura di assistenza sull’intero territorio regionale. Il servizio – domiciliare – ha perciò l’opportunità di raggiungere e supportare un elevato numero di persone: per le circa 11.000 persone non vedenti presenti in Veneto questa rete di professionisti è in grado di fornire programmi di intervento personalizzati, nelle diverse fasce d’età. Il compito principale di questi tecnici è valutare attentamente l’efficacia dei percorsi di orientamento offerti, e misurare l’impatto positivo che hanno sulla mobilità e sull’autonomia personale delle persone non vedenti coinvolte. È importante sottolineare che questi professionisti sono già pienamente operativi in tutte le sedi UICI nel Veneto, rendendo il servizio immediatamente disponibile per coloro che ne hanno bisogno.

Il progetto si sviluppa in sinergia tra il Centro Ipovisione dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova (AOUP) e l’UICI. La prima fase del progetto consiste nell’individuare e valutare gli utenti idonei per partecipare alla pianificazione delle attività. Successivamente, viene creato un piano personalizzato per ogni persona cieca o ipovedente coinvolta, il quale verrà attentamente esaminato per misurare l’efficacia delle azioni intraprese.

Durante l’intero processo progettuale, l’UICI ha un ruolo fondamentale in quanto offre sostegno e accompagnamento alla persona con disabilità visiva, garantendo così un percorso assistito e personalizzato. Un ulteriore obiettivo dell’UICI è quello di fornire le istruzioni necessarie per l’attivazione e il monitoraggio dei singoli progetti, garantendo così il loro successo e risultati positivi. Questa attenta supervisione si rivela cruciale per assicurare che ogni progetto sia eseguito con successo e si adatti alle esigenze specifiche della persona coinvolta.

Attraverso un percorso formativo personalizzato, è possibile migliorare le proprie capacità e abilità nella gestione autonoma della mobilità. Durante questo percorso, verranno sviluppate competenze percettive, cognitive e psicomotorie che consentiranno di muoversi in modo indipendente al di fuori della propria abitazione. Si imparerà ad utilizzare mezzi pubblici e ad acquisire autonomia nelle attività quotidiane all’interno di casa, come ad esempio curare l’igiene personale, cucinare e prendersi cura di sé stessi. Inoltre, si incoraggerà una buona socialità, promuovendo interazioni positive e significative con gli altri.

Autonomia di vita per i non vedenti

Con l’obiettivo di aumentare la sicurezza e l’indipendenza di movimento delle persone non vedenti nel Veneto, il progetto mira a fornire percorsi personalizzati di orientamento, mobilità e autonomia personale. Si stima che ogni individuo necessiti di circa 20-30 ore di accompagnamento per avviare con successo il percorso verso l’autonomia e l’indipendenza.

Il programma sarà attentamente adattato considerando la condizione psicofisica e gli obiettivi specifici di ciascun partecipante. L’attenzione sarà focalizzata sull’utilizzo dei sensi residui per percepire l’ambiente circostante e sull’interpretazione accurata delle informazioni sensoriali. Attraverso questa formazione, i partecipanti acquisiranno le competenze e le conoscenze essenziali per muoversi autonomamente e in sicurezza nei luoghi che frequentano abitualmente. Il programma sarà progettato su misura per garantire un apprendimento efficace e una maggiore indipendenza nelle attività quotidiane come la cucina, la cura e l’igiene personale, l’utilizzo di dispositivi elettronici e la gestione delle spese e dei pagamenti. Inoltre, verrà considerata la possibilità di utilizzare ausili o facilitazioni specifiche, se necessario, per agevolare il raggiungimento degli obiettivi di autonomia.

 

Un cambio di prospettiva

I risultati attesi sono principalmente il miglioramento dell’autonomia personale, dell’orientamento e della mobilità autonoma, della partecipazione all’attività lavorativa, sociale, culturale, scolastica e sportiva nell’ambiente di vita, la lotta alla solitudine e una maggiore integrazione sociale dei non vedenti, così come l’alleviamento del carico di assistenza continua da parte delle loro famiglie, nei casi di disabilità grave. Inoltre, per i disabili della vista in stato di gravità, il consolidamento di un sistema che consenta per il futuro la garanzia di ottenere la realizzazione di percorsi di orientamento, mobilità e autonomia personale.

 

Le risorse finanziarie

Il finanziamento regionale dei percorsi di orientamento per le persone non vedenti, deliberato dalla Giunta e attribuito all’Azienda Ospedale Università di Padova (individuata come ente gestore delle risorse e validatore dei singoli progetti), è pari a 100.000 Euro.